Riflessioni su link tax, snippet e lo strapotere di Google (che aumenterà sempre più)

Riporto di seguito un mio intervento postato sullo stimolante canale Slack di Digitalia, il miglior podcast di tecnologia in Italia, di cui sono fido ascoltatore e saltuario sostenitore economico.

Si tratta di una riflessione che ho girato al gruppo in seguito ad alcuni accesi (e gradevolissimi) dibattiti sulla link tax che il Doc Franco Solerio e soci hanno tenuto in trasmissione (le puntate sono linkate più giù).

Sono argomenti su cui tutti i SEO e creatori di contenuti dovrebbero meditare, perché riguardano ciò che succede oggi, ma anche – e sopratutto – ciò che accadrà sempre più nel prossimo futuro.


screenshot del post sul canale slack di digitalia

Riflessione prima della nanna.
A ricordo una delle puntate di Digitalia più accese dei tempi recenti è stata quella in cui si discusse di link tax e riforma del copyright.

COLPO DI SOLE – puntata 430
L’AMARETTO INTESO COME FLAVOUR – puntata 438

Nel frattempo la legge europea è stata approvata (se non erro con annessa “deroga” a Wikipedia e altri progetti senza scopo di lucro).
Ma la strada per la sua entrata in vigore mi pare di capire sia lunga e tortuosa.

Del dibattito in trasmissione ricordo che su una cosa avevo parere discorde col Doc:
se i giornali online inseriscono nelle loro pagine metadati con contenuti di sintesi, è corretto che le piattaforme social o affini li usino come meglio preferiscono.

Questo perché c’è una precisa volontà dell’editore nel venir condiviso, oltre che uno specifico controllo del soggetto su titolo, descrizione e immagine utilizzati (almeno per Facebook è così, se condivido sulla mia bacheca l’articolo di Repubblica il box incorporato utilizzerà i dati che la stessa redazione del giornale ha scelto).

A parte questo… io non so cosa sia giusto e cosa no circa questo delicato tema.

Ma c’è una cosa che sono certo sia una vera schifezza e zozzeria, che non capisco perché venga placidamente accettata
(beh, in realtà lo so… è per la posizione di estrema dominanza di una delle parti).

È quella dell’immagine allegata (la prima che ho tirato fuori da una ricerca a caso):
uno snippet di ricerca google

Snippet di Google: li hai mai considerati sotto questa prospettiva?

Google NON può arrogarsi il diritto di prendere un MIO contenuto e spiattellarlo in risposta a una query (magari anche importante):
1. Senza chiedermi prima il permesso.
2. Senza chiedermi per quale parte del contenuto e in quali modalità di condivisione.
3. Come fosse farina del suo sacco.
4. Mettendoci vicino un’immagine proveniente pure da qualche altro sito.
5. Con il rischio di decontestualizzare l’informazione che ho creato con potenziale danno alla mia immagine (dato che comunque vengo linkato e menzionato) o all’utente finale (per inesattezze derivanti dalla stessa decontestualizzazione).

Sì, se la cosa non mi sta bene posso disattivare questi snippet inserendo uno specifico metatag nelle mie pagine (<meta name="googlebot" content="nosnippet">).

Ma lo scenario – così come attualmente impostato – mi sembra un atto di superbia, al solo vantaggio di Google.

Lo snippet che si pappa contenuti e utenti

Il problema è che spesso questi snippet non presentano solo highlights del contenuto, ma soddisfano l’intento di ricerca stesso!

Prova a cercare “ingredienti pancake”.
snippet risultato 0 ingredienti pancakes

Al 50% delle persone, o forse più, basterà quello.

Chi ci guadagna in immagine, considerazione, affezione?
Google o chi ha scritto il contenuto?

Ripeto, non so cosa sia giusto fare… ma lo scambio, così come è ora, non mi sembra equo tra le parti, e stiamo accettando la cosa per buona (all’inizio entusiasmandoci, perché se produci contenuti e arrivi in posizione 0 fa figo e sei forte).

Sono meccanismi che vanno bene se sei Wikipedia.
Ma questi con ‘sti giochetti fidelizzano le masse (me compreso) e piano piano si comprano il mondo intero.


Fare SEO sarà mestiere sempre più arduo, specie fin quando la O di optimization sarà affiancata a Search Engine senza regole da rispettare.

L’utopica soluzione è un motore di ricerca a codice libero.

Fantascienza, sicuramente.

Ma ne parlerò in una prossimo post in cui recupererò un altro vecchio intervento condiviso con i miei amici digitaliani.

Nel frattempo scopro che, negli stessi giorni in cui scrivevo quanto sopra esposto, anche Giorgio Taverniti pubblicava, anticipandomi, qualcosa di molto attinente (e sicuramente ancor più pesante):

“Quel contenuto è mio!”

Merita sicuramente una lettura.

 

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Riflessioni su link tax, snippet e lo strapotere di Google
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Riflessioni su link tax, snippet e lo strapotere di Google
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La link tax era un vano tentativo di frenare i colossi? Ecco perché snippet e risultati 0 non sono il massimo della SEO ma rappresentano un grosso pericolo.
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